Un libro di certo interesse quello presentato nel pomeriggio di sabato 28 febbraio da Carlo Brunelli nella sala conferenze della Fondazione Il Vallato. Moderatore della serata è stato un esperto della materia trattata; Jacopo Angelini. Al centro di tutto l’abbandono dell’entroterra montano. Abbandoni e ritorni (nòstoi) segnano la storia millenaria del nostro Appennino, che ha conosciuto cicli di decadimento e di rinascita sociale e culturale, dalla sacralità delle genti sabine alla nascita del monachesimo benedettino fino alla più recente “invenzione” del modello industriale marchigiano per distretti, entrato in crisi sotto la pressione del libero mercato globale. Oggi stiamo vivendo una fase di abbandono. I borghi appenninici si svuotano, alle fragili comunità vengono sottratte le risorse primarie. L’attuale governance, succube dello strapotere di un capitalismo arrogante e spregiudicato, non fornisce risposte adeguate. Eppure, in un panorama preoccupante, con la Strategia delle Aree Interne che ha già rinnegato i propri obiettivi e con la prospettiva di perdere millenni di storia che sono la radice dei nostri valori identitari, emergono segnali di speranza. Accanto alle “comunità restanti e resilienti” è oggi importante pensare ad un nuovo “ritorno” che, nella trama insediativa appenninica e in continuità con il passato, favorisca nuove comunità e nuovi modi di concepire lavoro, socialità, benessere, efficienza logistica e servizi. Senza dimenticare l’innovazione tecnologica e l’inserimento di “nuove genti” che nella storia hanno sempre segnato le fasi di rinascita. Il libro offre una panoramica ampia sulla complessità propria delle aree interne e sulla loro recente evoluzione nel contesto socio-economico e politico. Affronta il tema con consapevolezza, sfuggendo a posizioni superficiali, ideologiche o retoriche. L’approfondimento dei motivi dell’atteggiamento passivo ed inconcludente della governance e della politica attuali evidenzia come la rinascita delle comunità appenniniche dipenda essenzialmente da processi auto-generativi “dal basso”, che riescano ad imporsi all’attenzione di una classe dirigente sempre più priva di visione e soprattutto lontana dalle persone e dalle comunità. Il libro espone infine i metodi e le strategie già disponibili per avviare questi processi e rivolge un appello ai rappresentanti delle istituzioni locali, affinché ritrovino il valore e l’importanza del fare politica attraverso un ritorno al popolo, all’umanesimo, ai valori fondativi di una democrazia che si mostra oggi sempre più fragile. La rinascita delle aree interne assume quindi una prospettiva non marginale, ma al contrario centrale nel contesto culturale e sociale del Paese e può forse offrire un percorso di rigenerazione utile all’intero Occidente.