MATELICA – Da venerdì 15 a domenica 17 maggio Matelica è stata per tre giorni la capitale italiana della gnomonica, grazie al 25° Seminario nazionale di Gnomonica, che si è svolto tra la sala conferenze della Fondazione Il Vallato e il Museo Piersanti, con ben 35 relatori del settore, giunti da ogni angolo della Penisola. Una bellissima opportunità per la scoperta scientifica di strumenti considerati “datati” e per valorizzare il nostro territorio. Però al termine di questa bella tre giorni, resa un po’ più cupa solo da ragioni legate al maltempo, ci sono delle domande a cui si vuol rispondere per dare una massima sulle presentazioni svoltesi. Perché ci interessano gli orologi solari, dal momento che viviamo nell’era dei cronometri atomici, precisissimi al punto di perdere solamente minute frazioni di tempo in migliaia di anni? Fra le molte risposte, forse la principale è che la meridiana rappresenta un legame col nostro passato, con le vite contadine dei nostri avi legate dallo scorrere delle ore della giornata, scandite dal campanile e osservate sui quadranti solari lì disegnati. Un orologio solare può essere un arredo per giardini privati e pubblici, per i muri di case semplici o di palazzi sfarzosi, e può assumere valore didattico se posto presso un edificio scolastico o pubblico. Come esposto con molta chiarezza dai relatori in queste giornate, nelle meridiane convergono arte e scienza e per progettarle e realizzarle è indispensabile una buona esperienza. Un orologio solare deve funzionare perfettamente, deve cioè essere costruito seguendo giuste leggi astronomiche, deve essere appositamente calcolato per il luogo e per l’esposizione verso il punto cardinale a cui si affaccia.

Per questa ragione a rendere ancora più interessante la tre giorni è stato l’allestimento all’interno dei locali della Fondazione Il Vallato di un grande planetario gonfiabile con lezioni di 20 minuti, che sono piaciute tantissimo alle scolaresche delle scuole di Matelica che vi hanno preso parte. Oggetti splendidi anche gli strumenti artigianali realizzati dai componenti delle varie associazioni, che hanno promosso e consentito la piena riuscita dell’evento. Modelli di meridiane orizzontali, verticali, concave, ma anche un esempio del pendolo di Foucault, sono stati esposti nella sala attigua alla sala conferenze, attirando l’attenzione di esperti e non solo.

Per Matelica ovviamente i due principali appuntamenti hanno riguardato il Globo di Matelica, sul quale ha parlato il suo scopritore Danilo Baldini, con una relazione sui misteri che esso racchiude, e il misterioso calendario perpetuo ecclesiastico e civile a volvelle del 1746. Si tratta di uno straordinario strumento cartaceo con dischi girevoli (volvelle), inciso a Torino per la stamperia Zappata e appartenuto al cerimoniere pontificio Venanzio Filippo Piersanti. Portato a Matelica per la sua collezione da mons. Venanzio Filippo Piersanti, si tratta nel suo preciso meccanismo di uno strumento per l’epoca rivoluzionario e fino ad oggi poco considerato nelle visite turistiche per tutta la sua rilevanza scientifica. Infatti, consentiva il calcolo analogico composto da dischi concentrici girevoli (volvelle) e anelli fissi. Allineando manualmente i dischi, permette tuttora di calcolare il giorno della settimana di una qualsiasi data o i cicli del calendario senza bisogno di software. Proprio per mostrare la rilevanza e la modernità dell’oggetto, una copia cartacea moderna è stata appositamente realizzata grazie allo studio condotto dal presidente del Coordinamento Gnomonico Italiano e coordinatore nazionale della sezione Quadranti Solari della Uai (Unione Astrofili Italiani) Luigi Marcon ed esposto in duplice copia, uno al Museo Piersanti ed un altro alla Fondazione Il Vallato. Dei piccoli calendari perpetui facsimile, in carta plastificata, invece sono stati regalati ai partecipanti delle tre giornate.