Tra gli ospiti intervenuti per i 120 anni della nascita di Enrico Mattei anche due esponenti della famiglia Cameli, discendenti del matelicese Carlo Cameli (1873 – 1959), che un secolo fa fondò una delle più importanti flotte private a livello italiano ed europeo. I suoi nipoti Carlo e Anna Luisa Cameli hanno gradito l’invito della Fondazione Il Vallato e visitato i luoghi dei loro avi, del quale conosciamo uno dei primi in Marco de Camello, vivente nel 1467. Tra i palazzi appartenuti ai Cameli ve ne era uno dove oggi sorge Palazzo Marini lungo il corso. L’intervento di Carlo Cameli è stato un momento di riflessione sulla storia dell’imprenditoria locale e nazionale, pregna di passato e di una visione futura. Accolti, insieme ai componenti del cda della Fondazione Il Vallato, nella sede comunale del sindaco Denis Cingolani, i Cameli hanno portato dei doni, tra cui un quadro con le foto e la bandiera della flotta del nonno Carlo Cameli. Poi immancabile la foto sotto alla targa in via Carlo Cameli e visita alla sede della Fondazione Il Vallato che ha un’uscita proprio su quella strada. «Per mia sorella Anna Luisa e per me essere qui oggi, a Matelica – ha dichiarato Carlo Cameli, – rappresenta un momento particolarmente significativo. Vi porto il saluto anche da parte dell’altra sorella Chiara che non ha potuto essere qui con noi quest’oggi. Qui è nato nostro nonno, Carlo Cameli, di cui io porto con orgoglio il suo nome. Non è soltanto una coincidenza anagrafica. È un ritorno alle radici, è un legame che noi sentiamo profondamente, e che ci riporta a una storia familiare intrecciata con il mare, con l’impresa e con una certa idea di Italia. Per questo vi ringraziamo tanto per questo invito perché Matelica non è, per noi, soltanto un luogo di origine, è un punto di partenza. Un luogo che ha saputo esprimere persone capaci di visione, di iniziative e di apertura verso il mondo, mantenendo al tempo stesso un forte senso di identità, un luogo da cui sono partite storie capaci di incidere profondamente sul destino economico del Paese. Quando si parla di sviluppo industriale italiano, spesso si guarda alle grandi città, ai poli produttivi più evidenti. Ma la storia di Enrico Mattei – e, anche quella di nostro nonno e in definitiva quella della mia famiglia – ci raccontano qualcosa di diverso: che l’energia, quella vera, nasce spesso nei territori che sembrano, ma solo apparentemente, meno centrali. Non ho idea se Enrico Mattei e nostro nonno si fossero mai incontrati, Mattei era molto più giovane, ma sono sicuro che ambedue sapessero della loro esistenza. Due storie per certi versi simili, ambedue diplomati in ragioneria, ambedue trasferiti al nord dove da inizi modesti hanno scalato alte vette imprenditoriali, uno capace di rilanciare e fare eccellere l’industria petrolifera in concorrenza, spesso vincente, con le famose sette sorelle, l’altro iniziatore di una flotta destinata a diventare fra le più grandi in Italia e nel mondo. Ecco perché la storia della Snam, poi diventata Eni, si è intrecciata più volte con il nostro gruppo. Ed è proprio questo equilibrio – tra radicamento e apertura – che ritroviamo anche nella storia della nostra famiglia. Quando penso a nostro nonno, lo colloco in una stagione particolare della storia italiana. Quella in cui il Paese ricostruiva sé stesso, ridefiniva i propri assetti industriali e si riaffacciava sui mercati internazionali. In quel contesto, l’attività armatoriale non era soltanto un’impresa economica, ma un elemento essenziale per la capacità dell’Italia di connettersi al mondo. La sua esperienza – e quella della famiglia Cameli – si è sviluppata proprio in questa direzione: nella gestione di traffici marittimi legati alle grandi rotte commerciali, in un sistema in cui il trasporto di materie prime, prodotti energetici e merci strategiche rappresentava una leva decisiva per lo sviluppo. Oggi, sono il presidente dello Yacht Club Italiano, il club velico più antico del Mediterraneo, e in questo ruolo mi trovo a osservare il mare da una prospettiva diversa, ma non meno significativa. Per mia sorella e per me essere qui oggi non è solo un’occasione di ricordo, è anche un momento di continuità, un modo per riconoscere che alcune traiettorie – familiari, professionali, umane – non si interrompono, ma evolvono. E che il rapporto con le proprie radici non è mai un ritorno al passato, ma una forma di orientamento per il futuro. Matelica rappresenta, in questo senso, non solo un’origine, ma un punto di incontro tra memoria e presente, essere qui oggi insieme significa dare continuità a una storia che non sentiamo come qualcosa di lontano, ma come parte della nostra vita. Perché le radici, quando sono autentiche, non sono mai solo memoria ma presente e futuro».
