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Il presidente della Fondazione Il vallato si complimenta con Ennio Donati per l’opera prima presentata

MATELICA – Anche il presidente Antonio Roversi, è intervenuto stasera al Teatro Piermarini, gremito di persone, in occasione della presentazione del Vocabolario del dialetto di Matelica, opera prima dell’ingegnere Ennio Donati, edito dalla Vydia Editore e patrocinato dal Comune di Matelica e dalla Fondazione Il Vallato. «Noi crediamo molto coerente questa pubblicazione con gli obiettivi della nostra Fondazione – ha esordito il presidente Roversi parlando al folto pubblico presente in sala –, perché è importante la riscoperta del dialetto e valorizzare le nostre peculiarità. Il nostro contesto nel corso dei secoli è stato in grado di raggiungere delle eccellenze in Europa. Pensate a Camerino con la sua antica università, che deve essere stata voluta da un papa in un territorio che evidentemente aveva dei presupposti per esprimere tale desiderio. Pensate alla carta di Fabriano e di Pioraco, un’eccellenza assoluta, che ha dato il nome alla carta nel mondo. Pensate pure ai nostri pannilana o alle concerie che hanno fatto la fortuna nei secoli di Matelica e che riguardano la mia storia personale. Fabriano per un certo periodo è stata capitale dell’elettrodomestico al primo o secondo posto al mondo. È un territorio che esprime tuttora eccellenze, se pensate all’Halley Informatica, azienda leader per i software degli enti pubblici, o alle aziende che possediamo di robotica e di tecnologia di processo. Pensate al Verdicchio di Matelica, uno dei più grandi e premiati al mondo e se non ci credete andate a vedere a Verona per il Vinitaly. Non è una storiella quella che racconto stasera, ma una realtà e sono tutti motivi di cui andare orgogliosi. La nostra cultura ha origini forti, che si basano sull’innovazione e sulla capacità di adattarsi ai tempi, di essere creativi, con un’attenzione alla qualità e al lavoro. Non sono miracoli i nostri, ma punti forti sui quali da secoli si basano la nostra cultura e la nostra economia. Ecco allora che bisogna lavorare sulle nostre peculiarità, incentivarle, individuare e rafforzare i motivi identitari, e il dialetto lo è in primis legato al parlare quotidiano. Il dialetto non è vero che sia un elemento che fa venire meno l’integrazione, semmai è opera di integrazione e di connotazione di provenienza. Chissà se anche Mattei fu connotato per il suo dialetto. Così Marcello Boldrini, un altro matelicese e uomo di statura culturale enorme. Queste sono le nostre eccellenze e noi puntiamo sulla valorizzazione degli elementi della comunità, che nel prossimo futuro dovrà allargarsi ad altri elementi non di origine matelicese e ben venga allora se anche i nuovi arrivati impareranno il dialetto e, tramite esso, apprenderanno meglio la nostra cultura e le nostre peculiarità. Grazie allora ad Ennio Donati per questo prezioso libro che ha attirato così tanta gente e per l’evento culturale di stasera».